| - PENSÉE LOGIQUE ET CAUSALE suivant une MÉTHODE | -PENSÉE ANALOGIQUE |
| - philosophie divers religion (Descartes qui démontre Dieu, athéisme de Sarte, accuse d’iconoclastie à Socrate) | - philosophie religieuse ou religions philosophiques |
| - INDIVIDUALISME DE LA RAISON = Indépendance de la raison de toute autorité, libre examen (Socrate : chacun doit trouver la vérité en soi-même) (Sartre : chacun est son propre projet) (Descartes : rejet tout pour analyser lui même ; clarté et distinction « internes » comme critères de vérité) | -COMMUNAUTARISME DE LA TRADITION & DE L’AUTORITÉ |
| -ACTION CAUSALE DE L’HOMME (EXTERNE ET INTERNE) = · objectivité 1. de l’observateur (dans la science – extérieur - comme par rapport à la conscience –intérieure : Descartes, Socrate) 2. rapport objectif avec les choses-outils donc SCIENCE MODERNE (Descarts, Sartre) donc · déséquilibre homme - monde | -ACTION RÉCIPROQUE HOMME – MONDE = · pas d’objectivité 1. De l’observateur (vision non scientifique ni causale, absence d’une observation détachée des processus de conscience, refus de l’idée de responsabilité personnelle pour la destination et l’influence extérieure) 2. envers les choses, qui ont elles aussi une influence sur les hommes donc · Equilibre (recherche de) homme – monde |
| - ÊTRE COMME STATIQUE = Persistance et stabilité des lois scientifiques | - ÊTRE DYNAMIQUE & EN RENOUVELLEMENT CONTINU = union magique des hommes et des forces naturelles, impossibilité d’un prévision stable et univoque |
| -DÉTACHEMENT DE LA VIE ET DES PASSIONS, possible grâce au regard objectif | -ATTACHEMENT A’ LA VIE et à ses forces |
| -ATTITUDE D’ENTREPRENEUR = fois dans la possibilité d’une action causale sur soi, sur les autres et sur le monde donc | - FOI DANS LE DESTIN ET LA NÉCESSITÉ transmise avec la vie même donc |
| - CENTRALITÉ DE LA CHOIX car elle aura des conséquences dont on aura la responsabilité (CHOIX DE SOI MEME AUSSI ! => SUJET ACTIF) =>PROJET action de construction consciente d’une nouveauté (Sartre : chaque homme est une absolue nouveauté, qui se fait en complète liberté) => projection vers le FUTUR, qui est sujet à l’action humaine, qui est son produit | - ACTION INSTINCTIVE ET IMMEDIATE dépourvue d’une considération attentive des antécédents et des conséquences car ceux-ci échappent le pouvoir d’action de l’homme, plus objet que sujet. |
mercoledì 30 novembre 2011
filosofia e africa..?
martedì 4 ottobre 2011
Anatomia dell'irrequietezza
Ho ricominciato a leggere. Presto, spero, ricomincerò anche a pensare. Scrivere, poi, verrà..
Il merito è di Carlotta, che mi ha lasciato, dolcissima, uno splendido libro di Chatwin, Anatomia dell’Irrequietezza.
Per un attimo, ho creduto di aver trovato un nuovo Borges, negli elenchi sapienti di oggetti intrisi di senso e storia, nell’ambiente che disegna, dettaglio dopo dettaglio, un sentimento, un’emozione, un’idea.
Ma il ribaltamento è troppo subitaneo, troppo ex abrupto, troppo palpabile. Non ha la capacità assorbente delle fitte ragnatele di Borges, che ti avvolgono piano, un filo sottile dopo l’altro, inavvertite e traditrici.
Resta, comunque, una meraviglia. E un libro indicatissimo al momento presente. In bilico tra la nostalgia degli oggetti – della storia di cui sono portatori muti – e il bisogno di leggerezza. Tra la ricerca delle radici – il nomadismo – e il bisogno, appunto, che queste siano “mobili”.
lunedì 26 settembre 2011
all'indietro
Ho ritrovato qualcosa che avevo scritto durante i campi, prima del post di ricapitolazione finale che vi ho già proposto.
Fa un po' strano perché è "passato", ma ho pensato comunque di metterlo, visto che spiega la routine estiva con maggiore precisione e ordine.
Buona lettura!
L’aperitivo è tranquillo e finisce presto perchè in periodo estivo i tagli di corrente si fanno frequentissimi e già alle 22 siamo al buio, nonostante il quartiere dove abitano sia molto più “in” dei nostri. Ma intanto ho incrociato qualcuno.. le due ragazze in servizio civile, per esempio, che, godendo di una libertà di movimento molto maggiore della mia, sono passate un paio di volte al centro. L’ultima, questa domenica.
Ma non c’è solo questo, evidentemente.. ci sono i quartieri, in cui passi mattinate intensissime di lavoro duro davvero, e ti rendi conto di come per molti sia la norma, di come ci siano cresciuti dentro. Ragazzini gracili di appena sedici anni che trasportano bidoni d’acqua pesantissimi, saltano nelle buche e spalano per un’ora, si spaccano la schiena a prender acqua in pozzi profondi due metri, o nei canali di scolo, quando la mia unica preoccupazione diventa quella di non vomitare. La mattinata comincia alle 7 in punto, ci si ritrova nel campo da tennis dove ci attendono le stuoie con il nome di ogni equipe (per questo secondo campo sono 23). Noi animatori ci dirigiamo sulla nostra e aspettiamo l’ingresso dei campeur, che vengono a sedervisi. Poi la lettura del pensiero della giornata (è Renzo che se ne occupa, tornato qua per l’estate con la moglie Maria Pia), poi la canzone tutti insieme, con Clovis che canta e Hervè che suona, poi tutti colazione (un thè zuccheratissimo in bicchieri di latta e un panino orrido a testa) e poi c’est parti. Tutti a cercare il materiale: Quattro cariole cariche di pale, piccozze, secchi, bidoni, forme per i mattoni.. e poi via verso la parcelle sulla quale faremo i mattoni.
L’obiettivo sono 2500 mattoni per parcelle, quanto basta per una casetta con tre stanze. I beneficiari sono famigle indigenti, la cui parcelle è stata giudicata atta in precedenza (acqua non troppo lontana e spazio sufficiente per fare i mattoni).
Il fango è pieno di detriti e spazzatura, tutto quello che si puo’ trovare nella terra di un paese che non ha la raccolta dei rifiuti e in quartieri che hanno subito 15 anni di guerra: residui di fondamenta di vecchie case emergono alla seconda giornata di scavo obbligandoti a cambiare zona, vetri e cocci, pattume vario, ossa (animali, animali, animali. Spero..).
Fa un po' strano perché è "passato", ma ho pensato comunque di metterlo, visto che spiega la routine estiva con maggiore precisione e ordine.
Buona lettura!
Mentre sono qui a letto causa asma, mi rendo conto che potrei cogliere l’occasione per aggiornare finalmente burundiful e raccontare un po’ di quello che è successo e succede. Difficile.
Da quando sono tornata le cose non fanno che succedere, gli impegni si moltiplicano e il tempo per rifletterci e inquadrarli manca, manca, manca. Ma non ci si annoia, questo è certo..
Direi che forse la prima cosa da dire è che ormai sono l’unico casco bianco in servizio civile al centro, riportando la regola nell’antica tradizine che voleva solo ragazze. Lario, dopo la permanenza americana e il rientro di stefania, ha deciso che voleva che “il resto della sua vita” cominciasse il prima possible e adesso vive con lei nella parte bassa della casa dei suoi, coltivando i suoi sogni di pollaio e saponi, gli auguro.
Lì per lì è stato un piccolo colpo, non tanto per la cosa in sè, che on era per nulla inaspettata, quanto per le modalità: evado finalmente dopo una settimana di fuoco in cui faccio fronte agli arretrati, mi giostro col lavoro quotidiano che prima eravamo in tre a fare e mi sobbarco environnement di Camilla e italiano avanzato di lario e quando finalmente arrivo alla laurea di Clovis, ecco che Claudio mi chiama incazzato nero. Che diavolo vuole ancora, penso. Presto detto: “perchè non me l’hai detto?”, “cosa?”, “di lario!”… “di lario cosa???”
Saperlo da Claudio che l’ha saputo da una lettera della caritas, avendo parlato con lario due giorni prima per telefono, prima mi preoccupa, poi, sinceramente, mi fa incazzare. Poi mi delude, e nello spazio di un paio di giorni sono pronta per andare avanti, mi rendo conto che per quanto mi dispiaccia non poter condividere i prossimi mesi con lui, non sono sola e in realtà già da un po’ stavo imparando a cavamela per conto mio. Peccato pero’: mi mancherà.
Il lavoro ha ritmi serrati, riesco comunque a inserirci un aperitivo (cui porto Yves) per il 2 giugno, e vengo così per la prima volta in contatto con l’Italia in Burundi: giovani inseriti in tutte le organizzazioni internazionali, ong, altre due ragazze in servizio civile con cisv.. tutto questo attraverso una ragazza che lavora per LVIA e che è amica di un’amica di un amico di Guido, e che ho incontrato per caso in s. ambrogio..!! mi ha fatto avere la sua mail, ci siamo scritte, mi ha invitata. Assurdo e molto carino.
Chiacchierando è emerso che hanno organizzato un viaggio di 8 giorni in Tanzania con degli amici, partono il 31 luglio.. il terzo campo di lavoro – l’ultimo cui prendo parte, come responsabile, dopo averne fatti due come animatrice – finisce il 30.
Ieri ho parlato con Claudio e gli ho estorto il permesso: se non ci sono problemi di visa, vado in Tanzania a giro per i parchi, con altre 7 persone che non conosco. Sarà una sfacchinata in pochissimo tempo, ma sono felicissima.
Poi ci sono i campi, e capisco perchè tutti gli altri venuti qui per un anno fossero passati prima da lì.. è una super esperienza, un modo in effetti incredibile per cominciare ad avere rapporti con l’africa. Il centro lo si vive come una specie di colonia, pieno di volontari dall’europa con cui nel tempo libero si organizzano gite e scampagnate, con un lavoro massacrante e intenso ma che si arresta alle 16h30 e ti lascia libero, dopo, di andare praticamente dove vuoi, un Claudio più che permissivo.. una pacchia insomma. Una pacchia in cui ti spacchi la schiena, ma una pacchia. Soprattutto se sei alla prima esperienza e riesci a limitarti a essere campeur e non animatore, che là cominciano un po’ le noie, l’obbligo di fare il cane da guardia, il controllore, il responsabile della tua equipe, motivandola quando non ha voglia di lavorare, organizzandone il lavoro, controllando il rispetto delle regole e dei tempi, provvedendo agli stimoli.. faticoso, faticoso e noioso per quanto mi riguarda. Non mi piace per un cazzo fare il chien berger, non mi piace scontrarmi con la pigrizia di alcuni, la maleducazione, l’apatia.
Di solito le ragazze si occupano di procurare l’acqua mentre i ragazzi preparano la terra con cui poi sarà fatto il fango. Non è banale come sembra: la terra deve essere dissodata bene prima di mescolarvi l’acqua, che quindi è incanalata in punti ben precisi della montagna e amalgamata poco a poco con la vanga; infine, il fango va pestato e lavorato con i piedi perché sia pronto, un po’ come un’antica vendemmia, solo che quello che si ottiene non è succo d’uva, ma una poltiglia più o meno pesante, più o meno argillosa, sabbiosa, puzzolente che, una volta traspotata sul luogo dalle cariole, finirà in stampi di circa 30cm per 10, si cuocerà al sole, sarà impilata a formare una casa.
Ma il fango è il risultato del lavoro di un sacco di gente, c’è dentro l’acqua che abbiamo faticato a prendere, sollevare, trasportare: il mio mal di schiena, bref, e quello di molti altri; c’è dentro la terra per scavare la quale mi sono ridotta le mani a uno schifo, e non solo io.
E’ fatica e lavoro, e sarà casa: mi chiedo cosa ci sia di più nobile e rispettabile.
Verso le 11:30 – dipende da quanto dista la parcelle dal centro – si smette il lavoro e si lava il materiale, si controlla che ci sia tutto, si fa un ultimo appello, e “tuende ku centre”, andiamo al centro, direzione doccie.
Tutti hanno diritto a lavarsi, ricevono un asciugamano pulito e un secchio d’acqua per 2/3 persone, a seconda della disponibilità concessaci dalla REGIDESO (è capitato anche che non ci fosse acqua per tutti e che in diversi dovessero restare sudici e fangosi..), e una spalettata di crema (in realtà: vaselina, qui utilizzata indistintamente da uomini e donne per mantenere la pelle splendida che si ritovano: i burundesi sono molto puliti e hanno una gran cura dell’ordine della propria persona, e vanno in crisi davanti ai miei capelli che partono in ogni direzione..).
Finita la doccia ci si ricerca coi membri della propria equipe e quando si è tutti (cioé quando si è aspettato le ragazze che perdono tempo a truccarsi, si sono recuperati i ragazzi che erano finiti chissà dove, si è minacciato quello che voleva uscire e fare un salto a casa...) si scende verso la casa, dove uno dei responsabili attende davanti a una distesa infinita di grossi piatti in metallo pieni di riso e fagioli, a volte ingentiliti da carote, piselli, patate, un uovo, o carne una volta a campo.
Il responsabile prende la fiche d’appel dell’equipe, conta o fa l’appello dei presenti e da il via libera a che si prenda i piatti. Vista dalla parte dei responsabili - lo dico sapendo di che parlo – un inferno. Significa riprendere gli animatori, scoprire che anche se ti hanno detto che ci sono tutti in realtà gli mancano 2 campeur e non hanno la più pallida idea di dove sono, significa urlare contro i ragazzi che si gettano sui piatti come un’orda di vandali, significa punire quelli che sempre cercano di fare i furbi, significa avere mille occhi e non più voce.
Il pranzo si svolge nel terreno da tennis, dove di nuovo sono state sistemate le stuoie con i nomi delle equipe, che mangiano tutte insieme. Spesso i ragazzi o gli animatori comprano degli avocado, delle banane o delle ottime cipolle che, fatte a fettine e mescolate col dado per il brodo rendono il tutto molto più appetibile.
Finito il pranzo un paio di membri dell’equipe (normalmente ragazze) lavano i piatti mentre gli altri (se il tutto si é svolto nei tempi) si riposano un po’, prima della formazione (altro appello) che comincia alle 14:30 e prosegue fino alle 16:30. Che sia in kirundi o in francese, la formazione è la parte che mi mette più alla prova: spesso si muore di caldo, in 250 stipati in una sala, e la tentazione di addormentarsi è fortissima, la montagna di fagioli richiede tutta l’attenzione del mio apparato digerente, che diserta, i contenuti li conosco ormai a memoria... per non parlare del gioco sull’environnement, che è quello che gestisco io, in cui oltre alla noia si aggiunge lo stress di dover far si che tutto si svolga bene e nei tempi, con i gruppi che transitano da un posto all’altro, da un gioco all’altro, con un casino impressionante..
Alle 16:30, finalmente, fine. Un giorno si e uno no c’è riunione degli animatori e si ripetono all’infinito le solite cose e i soliti consigli: inutile andare a cercare da mangiare se l’equipe non è al completo, non si puo’ lasciare che i ragazzi rimangano 2 ore in doccia, bisogna rientrare al centro masimo per le 12:15 altrimenti si accumulano ritardi e è un casino, gli animatori sono l’esempio dell’equipe, non il capo, e come tali devono lavorare, non guardare......
Poi se ho ancora le forze magari un giretto per i quartieri, altrimenti di solito muoio a letto fino a cena. Poi di nuovo ufficio perchè ci sono anche le necessità di sempre, i comunicati stampa, le lettere da scrivere, i manifesti da fare..
E via cosi’ per 12 giorni.
Poi una domenica di pace, un lunedi’ mattina di lavoro ordinario, la riunione degli animatori, e un altro campo che comincia già martedi’...
domenica 25 settembre 2011
giovedì 22 settembre 2011
Gatumba, 19 settembre 2011
La commission nationale indépendante des droits de l’homme(CNIDH) a sorti, mardi, une déclaration dans laquelle elle condamne sans réserve le récent massacre de plus de 40 personnes dans un débit de boisson de Gatumba, une cité touristique des abords du lac tanganyika, à une dizaine de kilomètres de Bujumbura, la capitale du Burundi.
Ci-après, l’intégralité de la déclaration de la commission nationale indépendante des droits de l’homme :
1. Dans la nuit du 18 septembre 2011, aux environs de 19h 45’, une bande de tueurs non encore identifiés a attaqué un bar dit « chez les amis » en zone Gatumba , commune Mutimbuzi en province de Bujumbura.
2. Les assaillants ont fait irruption dans les enceintes dudit bar tuant, par armes blanches, par balles et grenades, des clients qui s’y trouvaient, certains ayant eu la vie sauve pour avoir eu le réflexe de se cacher dans les toilettes.
3. Les informations recueillies par la CNIDH ce lundi 19 septembre 2011, font état de 22 personnes tuées sur-le-champ, dont un enfant et 15 autres victimes ayant rendu l’âme dans quatre hôpitaux à Bujumbura, à savoir Prince Régent Charles, Hôpital militaire, Hôpital Roi Khaled et Centre Médico-chirurgical où les blessés se comptent également par dizaines.
4. Cette attaque survient au lendemain de plusieurs cas d’assassinats ciblés dans certaines localités du pays où des cadavres sont découverts et enterrés sans que, dans la plupart des cas, des enquêtes ne soient diligentées pour élucider les circonstances dans lesquelles les victimes ont été tuées, identifier les auteurs et les poursuivre en justice.
5. La recrudescence de ces violences s’inscrit dans la résurgence des groupes armés qui occasionnent des crimes graves comme celui qui vient de se passer à Gatumba.
6. La CNIDH constate malheureusement que la controverse sur les résultats des élections de mai 2010 a conduit à un climat socio-politique qui n’est pas serein.
Pour toutes ces raisons, la CNIDH :
7. Condamne sans réserve le massacre de paisibles citoyens au bar « chez les amis » de Gatumba ; 8. Condamne avec la même énergie les cas d’assassinats ciblés constatés ici et là dans le pays ; 9. Rappelle que le droit à la vie est sacré et inviolable, et ne peut être sacrifié pour quelque mobile politique que ce soit ; 10. Rappelle également que le Burundi est partie prenante des engagements régionaux et internationaux de protection des droits de la personne que les forces politiques et combattantes sont tenues de respecter.
La CNIDH recommande :
Au Gouvernement :
11. De tout mettre en œuvre pour assurer la sécurité des populations et de leurs biens sur tout le territoire national ;
12. D’arrêter et poursuivre conformément à la loi les auteurs du massacre de Gatumba et des crimes d’assassinat précédents, quelques soient leurs groupes d’appartenance, leurs corps d’origine, leur position politique et cela conformément à la loi.
Aux forces politiques :
13. De promouvoir une culture de paix et de démocratie par un discours de tolérance et d’ouverture, qui bannit la violence verbale ou physique comme mode d’expression ou de revendication politique ;
14. D’encadrer les mouvements de jeunesse affiliés aux partis politiques en les soustrayant aux influences et sollicitations de ceux qui violent les normes et principes de respect et de dignité de la personne humaine.
Aux médias et à la société civile
15. De continuer à informer le public tout en veillant au strict respect du code d’éthique et de déontologie professionnelle particulièrement en cette période de haute sensibilité politico sécuritaire ;
16. De redoubler d’efforts dans l’éducation à la paix, à la tolérance et aux droits de la personne humaine pour une meilleure sensibilité aux droits de la personne et en particulier le droit à la vie sans lequel les autres droits n’existent pas.
17. De continuer à sensibiliser les forces politiques et la population à la démocratie et la bonne gouvernance où le principe de rendre compte et de participation citoyenne constituent les piliers de la stabilité politique et du développement socio-économique.
A la Communauté internationale :
18. De continuer à soutenir le Burundi sur son parcours de consolidation de la paix en cette période post conflit ;
19. De continuer à appuyer le cadre stratégique de lutte contre la pauvreté dont les résultats escomptés participeraient à la consolidation de la paix et la stabilité politique.
Ci-après, l’intégralité de la déclaration de la commission nationale indépendante des droits de l’homme :
1. Dans la nuit du 18 septembre 2011, aux environs de 19h 45’, une bande de tueurs non encore identifiés a attaqué un bar dit « chez les amis » en zone Gatumba , commune Mutimbuzi en province de Bujumbura.
2. Les assaillants ont fait irruption dans les enceintes dudit bar tuant, par armes blanches, par balles et grenades, des clients qui s’y trouvaient, certains ayant eu la vie sauve pour avoir eu le réflexe de se cacher dans les toilettes.
3. Les informations recueillies par la CNIDH ce lundi 19 septembre 2011, font état de 22 personnes tuées sur-le-champ, dont un enfant et 15 autres victimes ayant rendu l’âme dans quatre hôpitaux à Bujumbura, à savoir Prince Régent Charles, Hôpital militaire, Hôpital Roi Khaled et Centre Médico-chirurgical où les blessés se comptent également par dizaines.
4. Cette attaque survient au lendemain de plusieurs cas d’assassinats ciblés dans certaines localités du pays où des cadavres sont découverts et enterrés sans que, dans la plupart des cas, des enquêtes ne soient diligentées pour élucider les circonstances dans lesquelles les victimes ont été tuées, identifier les auteurs et les poursuivre en justice.
5. La recrudescence de ces violences s’inscrit dans la résurgence des groupes armés qui occasionnent des crimes graves comme celui qui vient de se passer à Gatumba.
6. La CNIDH constate malheureusement que la controverse sur les résultats des élections de mai 2010 a conduit à un climat socio-politique qui n’est pas serein.
Pour toutes ces raisons, la CNIDH :
7. Condamne sans réserve le massacre de paisibles citoyens au bar « chez les amis » de Gatumba ; 8. Condamne avec la même énergie les cas d’assassinats ciblés constatés ici et là dans le pays ; 9. Rappelle que le droit à la vie est sacré et inviolable, et ne peut être sacrifié pour quelque mobile politique que ce soit ; 10. Rappelle également que le Burundi est partie prenante des engagements régionaux et internationaux de protection des droits de la personne que les forces politiques et combattantes sont tenues de respecter.
La CNIDH recommande :
Au Gouvernement :
11. De tout mettre en œuvre pour assurer la sécurité des populations et de leurs biens sur tout le territoire national ;
12. D’arrêter et poursuivre conformément à la loi les auteurs du massacre de Gatumba et des crimes d’assassinat précédents, quelques soient leurs groupes d’appartenance, leurs corps d’origine, leur position politique et cela conformément à la loi.
Aux forces politiques :
13. De promouvoir une culture de paix et de démocratie par un discours de tolérance et d’ouverture, qui bannit la violence verbale ou physique comme mode d’expression ou de revendication politique ;
14. D’encadrer les mouvements de jeunesse affiliés aux partis politiques en les soustrayant aux influences et sollicitations de ceux qui violent les normes et principes de respect et de dignité de la personne humaine.
Aux médias et à la société civile
15. De continuer à informer le public tout en veillant au strict respect du code d’éthique et de déontologie professionnelle particulièrement en cette période de haute sensibilité politico sécuritaire ;
16. De redoubler d’efforts dans l’éducation à la paix, à la tolérance et aux droits de la personne humaine pour une meilleure sensibilité aux droits de la personne et en particulier le droit à la vie sans lequel les autres droits n’existent pas.
17. De continuer à sensibiliser les forces politiques et la population à la démocratie et la bonne gouvernance où le principe de rendre compte et de participation citoyenne constituent les piliers de la stabilité politique et du développement socio-économique.
A la Communauté internationale :
18. De continuer à soutenir le Burundi sur son parcours de consolidation de la paix en cette période post conflit ;
19. De continuer à appuyer le cadre stratégique de lutte contre la pauvreté dont les résultats escomptés participeraient à la consolidation de la paix et la stabilité politique.
venerdì 12 agosto 2011
Camps de Travail et Formation Tolerance 2011
Il periodo estivo con i campi di lavoro rappresenta davvero un momento a parte per il Centro e i suoi ritmi. Molto si ferma e tutto è condizionato fortissimamente da questi: gestire numeri tali di giovani (450 circa per campo, 5 campi in totale) richiede uno sforzo logistico notevole e impegna gran parte dei fondi, del personale e degli animatori del centro. Come molti altri (anche se non tutti) anche i miei corsi si sono fermati durante il periodo estivo e io sono stata “dedicata” interamente ai campi. Ne ho fatti due come animatrice e uno come responsabile (insieme ad Inno e Edy: i responsabili sono sempre tre, un po’ per dividere il carico, un po’ per avere più occhi – fare il responsabile somiglia da vicino a fare il carabiniere – un po’ per garantire scelte democratiche e “pulite”) e faro’ l’ultimo settimana prossima (che giuoia!), di nuovo come animatrice. Ci sono anche molti italiani venuti per partecipare, e c’è stato anche un gruppo di ragazzi francesi di Lille, venuti giù con due amici burundesi che studiano là e fanno parte di un’associazione di studenti burundesi: hanno dormito sparpagliati nelle famiglie (piuttosto benestanti) dei loro amici rimasti in Francia, ma dalle 7 di mattina alle 16:30 del pomeriggio erano con noi a fare mattoni e formazione. E’ stato particolarmente interessante vedere i due ragazzi burundesi confrontarsi con la realtà dei Quartieri, molto lontana dalla loro vita qui! Era la prima volta che facevano mattoni (qui nei quartieri cominciano a farne da che si reggono in piedi, vuoi per la famiglia, vuoi a pagamento, vuoi per il centro) e sembravano molto più a disagio dei loro amici francesi che, tutto sommato, erano venuti preparati alla miseria che hanno trovato. Tutte queste visite spezzano la monotonia e permettono anche di conoscere tante belle persone, ma a volte per me sono una complicazione, perché ormai qui per me è casa e io sono qui per lavorare e, di conseguenza, fatico un po’ a inserirmi nel clima di vacanza dei gruppi che arrivano. In più fare i campi è davvero fisicamente stancante, e diminuisce ancora di più le possibilità di uscite serali (anche se invece sul pomeriggio Claudio diventa permissivo: finito il campo nessuno ti chiede di render conto di dove tu sia fino all’ora di cena, ed è bellissimo.. non che si possa fare chissà cosa in 2 ore, ma è sempre un momento per tirare il respiro!) e alla fine io mi trovo a dover usare le poche occasioni di uscita che ho per scorrazzare a giro il gruppo vacanze, che son tutti carinissimi, ma certo se avessi potuto scegliere avrei fatto altro.. Fare l’animatore non è divertente come essere un semplice campeur, nel senso che si è spesso costretti a riprendere i ragazzi, cercare di svegliarli, farli lavorare, alternare gli scherzi alle minacce, cercare di spiegare il senso delle regole che sono obbligati a rispettare. E’ un lavorone davvero, e non serve solo ai ragazzi, visto che molti dei problemi li abbiamo con gli animatori stessi! Convincerli che l’animatore non è il capo ma un membro dell’équipe e che quindi è tenuto a lavorare come e più degli altri, che è quello che da l’esempio non quello che da gli ordini, che non è li’ per punire ma per educare.. sembrano tutte cose ovvie dal nostro punto di vista, ma in burundi non lo sono per niente. Ci ho messo un po’ per capire tutto il valore di quanto viene fatto ai campi, proprio perché tante cose mi parevano ovvie. Ma quando vedi per esempio la tranquillità con cui i ragazzi accettano la prepotenza di quelli che non lavorano e non fanno mai nulla, la facilità con cui cercano di fare polemica su tutto e di ottenere sempre qualcosa in più, non perché davvero qualcosa manchi ma semplicemente cosi’, per abitudine, l’abitudine ai soprusi di potere per cui in fondo è giusto che se si comprano gli avocado da aggiungere al piatto dato dal centro è normale che l’animatore ne abbia più degli altri.. le annotazioni di questo genere sarebbero infinite, viene fuori davvero uno spaccato impressionante della mentalità del paese. Per moltissimi qui l’obiettivo è ottenere un potere, non importa quale, fosse anche quello di aprire una porta. Quel potere non ha mai altro senso e scopo che essere sfruttato, diventare il coltello dalla parte del manico attraverso cui potersi imporsi agli altri e ottenere vantaggi e privilegi. Ed è una cosa talmente diffusa, che permea talmente la società ad ogni livello che nella mentalità di tutti non ha nulla di scandaloso: è la norma buona e giusta, perché tutti farebbero lo stesso se potessero e non sperano altro che di poterlo fare un giorno. Nei campi davvero questo si constata ogni momento, ed è contro quello che si combatte e si lavora sempre, è a questo che servono i campi. A insegnare che se ci si organizza e si seguono le regole è possibile fare le cose insieme, che le regole non sono li’ per il semplice scopo di disturbare ma hanno un senso, il senso di garantire a tutti un trattamento dignitoso e eguale, il senso di proteggere dai soprusi e creare l’armonia. E’ davvero una bella soddisfazione quando riesci a spiegare ai ragazzi che c’è un motivo per cui tutti devono essere puntuali all’alzabandiera e non si possono aggiungere dopo e che il motivo non è che al centro ci si diverte a punire, ma che la cucina prepara i piatti in relazione a quanti siamo prima di uscire e che quelli che si aggiungono dopo non son stati contati e dunque mangiano il cibo degli altri, diminuendone le porzioni. E’ bello cercare di fargli entrare in testa che se ti prendi un impegno ti prendi un impegno e basta, che non ci sono (o non dovrebbero esserci) scorciatoie o deroghe per nessuno, perché se uno ne beneficia allora dovrebbero poterlo fare tutti e se lo fanno tutti… chi fa i mattoni?? L’aspetto pero’ sicuramente più bello dei campi è che si passa la mattina fuori a fare un lavoro decisamente faticoso ma che da risultati visibili e immediatamente utili. Il fatto che si sta davvero con la gente, in casa loro, e si passano ore e ore insieme. Si constatano le condizioni di vita, che io avevo visto, ma una cosa è passare un’oretta con qualcuno, un’altra è passare 12 giorni in una parcelle, tutte le mattine. Si conoscono in bambini, le loro malattie, si vede l’acqua che bevono, quello con cui giocano.. fa impressione. I ragazzi vanno sulla parcelle e mangiano qualsiasi cosa trovino di commestibile: se c’è della canna da zucchero, se scavando per fare il fango si incappa in una radice di manioca amara, se si trova un albero di mango o di avocado.. le porzioni che distribuiamo al centro (riso e fagioli in olio di palma – fin’ora sono l’unica europea sopravvissuta senza complicazioni gastrointestinali, anche se dopo questa estate non vorro’ mai più vedere né dei fagioli né del riso) sono enormi, e sono regolarmente polverizzate, spazzate vie da una fame che non si sazia mai. Le parcelle dovrebbero essere scelte anche in relazione alla vicinanza dell’acqua (necessaria come la terra e lo spazio alla fabbricazione dei mattoni), ma ci si trova spesso a litigare coi proprietari che dovrebbero pagare l’acqua presa dalle fontane (una volta) pubbliche (ormai a pagamento) e che non pagano, o ci si trova in parcelle con il rubinetto dentro ma che – come tutti – subiscono la politica illogica della REGIDESO (la stessa che si occupa anche della fornitura elettrica e che ci sta lasciando al buio 20 volte al giorno facendo saltare tutto il materiale informatico) e che quindi di norma la mattina (che è quando si fanno i mattoni) non hanno acqua: ho cercato acqua nei fiumiciattoli, metri e metri sotto il livello dove i mattoni vengono fatti - un piacere portare i bidoni pieni fin là - e l’ho cercata nei caniveaux, ovvero le fogne a cielo aperto ai lati delle strade, col risultato che l’unico pensiero che ho avuto per diverse mattine era di non rimettere; ma come fai a sottrarti quando vedi che tutti là stanno facendo cosi e che è cosi’ che si organizzano le famiglie quando si trovano a secco? Non puoi. L’igiene è una cosa di cui dimenticarsi, quando ti trovi ricoperto di fango misto a quell’acqua e torni al centro e scopri che nemmeno li’ c’è acqua e allora via coi secchi, come i ragazzi. Solo che loro sanno come fare e non devono togliersi il fango dai capelli.. L’acqua ci sta mancando spesso, per colpa della REGIDESO che la toglie nei Quartieri per non toglierla in città, perché abbiamo dei problemi con la pompa per cui spesso diventa difficile usare la cisterna e perché con tutti i ragazzi che sono arrivati siamo in tanti ad usarla. Ma fa parte dell’essere in Burundi e anzi al centro proprio non ci si puo’ lamentare.. |
lunedì 18 aprile 2011
Rumonge
Sveglia la mattina alle otto per scoprire che Guillaume, nonostante gli fosse stato detto più volte di non farlo, s’è fottuto la macchina che ci serviva per la nostra gita e ha spento il telefono. Les enfants gatés du centre, fanculo.
Fortunatamente per le 10 riusciamo a recuperarla e partire e ci avventuriamo nel sud, sulla strada che costeggia il lago. Attraversiamo la periferia sud di Bujumbura – tutto un altro mondo rispetto ai quartieri nord (“le case dei padroni tutsi”, mi dice Huss) e alcuni villaggi o agglomerati di case. Ma soprattutto ci troviamo stretti tra le colline verdissime di banani, acacie e non so quante varietà di piante rigogliose e diverse e l’azzurro grigio del lago, con le spiaggette punteggiate di palme, le insenature e le penisole.. non ci sono parole per dire il verde di questi posti. Casette di fango o mattoni, alcune giusto una stanza, altre più grandi e complesse, si arrampicano a livelli sulla costa delle colline, vicino ai torrenti che scendono a lago.
Qua e là piccoli agglomerati in bilico sulla riva, sotto i banani, ci fanno pensare che non sarebbe per nulla un brutto investimento: un 4x4 scassato – sufficientemente in forma per affrontare la strada, non troppo bello da suscitare eccessive invidie – un’amaca, un costume…
Rumonge, oltre ad essere – scopriamo oggi – un focolaio di colera, è una cittadina con un mercato e chiese affollatissime (la domenica delle palme), vicino alla quale sono spuntati un paio di magnifici resort che sfruttano la qualità dell’acqua – decisamente più pulita lontano dalla capitale. Ci portano al Bluebay, posto di sogno.. una spiaggia gialla con un pontile, qualche riparo di rametti con sotto tavoli, sedie e sdraio in bamboo, alberi di papaya, palme e bellissime piante a foglie tonde che creano dei ripari naturali contro il sole. Alle spalle di tutto questo, immersi in una vegetazione iperlussureggiante, i bungalow e le strutture dell’albergo, con i tetti di rami e enormi vetrate sul lago. Il tutto, incredibilmente, per niente kitsch e non “annaffiato” di musica. Pare che sia molto caro, ma un paio di notti prima di partire…!
Incredibilmente il tempo ci assiste, e dopo non so quanto ci godiamo un’intera giornata senza pioggia. La passiamo a fare il bagno, provare a leggere (cosa non facile in questo paese: mai visto un burundese con in mano un romanzo), dormicchiare, bruciacchiarsi, ridere e mangiare brochette de capitaine (il lago Tanganika ospita specie di pesci presenti esclusivamente qui): uno spettacolo..
Sulla via del ritorno scopriamo che come esistono barriere tra i quartieri nord e il centro città che impediscono ai mototaxi di passare, ne esistono anche tra la città e la provincia, che impediscono a tutti di entrare dopo le cinque e mezza. Sicurezza, dicono..Merda. La strada è una sequela di voragini e pozze di fango, intervallate da altissimi dossi di rallentamento e René (24 anni per non più di 50 kg e un simpatico passato di bandito) segue le curve alla bellezza di 140 km all’ora, una velocità proibita anche nelle nostre autostrade. Intanto cambia stazione radio, inchioda, sorpassa, beve birra e telefona.
Seduta dietro tra Huss che benedice la sua cintura (l’unica che si chiuda) e Lario che sacramenta, mi vedo già passare in volata la testa di Inno per catapultarmi sul cofano delle camionette che arrivano in direzione opposta.
Penso che sarà un bandito di Kamenge a farci fuori alla fine, ma non con un fucile: con una Toyota..
Innocent
Una massa di capelli impossibile, perfetti cavatappi di una decina di mm di diametro a formare uno spessore elastico, profondo un 3-4 cm, nel quale mi è impossibile astenermi dall’affondare le mani, ogni volta che mi capita a tiro.
Più discreto e composto di Huss, Inno ti osserva di sottecchi per decidere quando intervenire con la sua ironia, le sue punzecchiature e il suo sorriso bianchissimo che arriva fino agli occhi, illuminandolo tutto. Inno profuma sempre. Quando è stanco e gli occhi gli fanno male sta come il cucciolo che è a prendersi le carezze sulla fronte, quando mi vede spalanca le braccia nel più accogliente degli abbracci, salvo poi farmi il solletico un secondo dopo.. Dice che qui le mamme non ti carezzano: chi conosce la mia sa quanto mi suoni assurdo. Come due fratelli, impossibile pensarne uno senza l’altro, Huss e Inno sono i pilastri del bureau, una presenza costante e una delle ragioni principali per cui tornerò in Burundi.
Ieri sera guardavamo “the promise” sulla fondazione e l’attualità dello stato di Israele e, come sempre quando vedo Guerra, ho pensato a quanto inconcepibile mi è che ci siano passati in mezzo. La morte, quella degli altri, è un pensiero assurdo. Mi dice che non si poteva uscire: i ribelli non avevano divisa, perciò ogni civile era un ribelle e ogni incontro con i soldati una morte certa. Mi dice di autobus interi massacrati, di una scuola al completo che si voleva uccidere, se Claudio non fosse riuscito (chissà come?) a chiuderli nel centro; mi racconta che quando sparavano lui aveva una paura tremenda, il cuore gli batteva fortissimo e qualcuno doveva sempre tenerlo strettissimo – “tenerlo per il cuore”, dice lui – che altrimenti, pensava, sarebbe morto di paura.
Gli israeliani massacrano arabi innocenti e Inno parla e racconta. E io mi aggrappo alla sua mano, al fatto che è passata, che è accanto a me sano e salvo.
Me le raccontano spesso di queste cose, a pezzetti e raramente con i riferimenti più personali e più dolorosi, ma restano sempre, semplicemente, inconcepibili.
domenica 3 aprile 2011
tsunami
Qualche settimana fa Lario, nel disperato tentativo di creare un qualche tipo di dibattito a italien parlé – per l’appunto – aveva chiesto che scrivessero delle frasi sulle proprie paure. Yves se n’è uscito con qualcosa che somigliava a: “ho paura che quello che sta succedendo in Giappone succeda anche qui nel mio paese”. Ora, se pensi all’Africa, devi zoommare parecchio sull’interno per trovare il minuscolo Burundi: io e Lario ci immaginiamo immediatamente il Lac Tanganika svuotarsi di una sola, enorme ondata sulla città di Bujumbura – non potrebbe fare peggio della pioggia, in ogni caso. Divertiti da questa visione di tsunami lacustre prendiamo a punzecchiare Yves, che ci spiega: no, non lo tsunami, il terremoto.. Quando a tavola raccontiamo la cosa ridendo ci fanno presente che il Burundi è zona sismica. Davvero? Davvero.
6:30 di mattina e mi rivedo Yves con la sua postura da scolaretto, il gesso nella destra e la sinistra ordinatamente poggiata dietro la schiena, che scrive in bella grafia la sua frase sgrammaticata alla lavagna.
6:30 e mi torna davanti agli occhi anche un’altra cosa, una foto che conosco bene per averla infilata in 200 esemplari in altrettante buste: ritrae la spiaggia ocra del Lac Tanganika punteggiata per centinaia di metri del riflesso argenteo di migliaia di pesci morti spiaggiati, sotto un cielo basso tra il grigio e l’azzurro; una foto bellissima, ma che fino a stamattina non avevo capito.
6:30 e nello spazio di qualche secondo il mio letto oscilla più volte da sinistra a destra, le pareti tremano e I vetri delle finestre avec. Tendo l’orecchio verso il silenzio improvviso e inusuale che accompagna l’onda fuori dalla mia finestra, a captare la reazione dei locali, in base alla quale saprò come contenermi. Ma I bambini non gridano e le chiacchiere riprendono con lo stasso tono di prima, allora riabbandono la testa sul cuscino, cambio posizione e riprendo il mio sonno. Non prima, però, di aver messo insieme le due immagini, cosa che mi permette, finalmente, di dare un senso alla seconda: il Burundi è zona sismica, I pesci le vittime del suo tsunami.
giovedì 31 marzo 2011
Hussein

Hussein ha un sorriso unico al mondo, che non ha eguali e, come se non bastasse, non può impedirsi di mostrarlo. Non importa quanto sia stanco, quanto lavoro ci sia da fare, quanto presto dovrà svegliarsi il giorno dopo per la scuola nè quanto Claudio urli: Hussein se la ride, ed è meravigliosamente contagioso. È pura gioia, buono fino al midollo, molto più di quanto non vorrebbe. Hussein è una di quelle persone il pensiero della cui sofferenza è semplicemente inconcepibile.
Hussein, che a 12 anni, sentendo gli spari provenire dalle parti di casa, ha lasciato di corsa la scuola (durante la Guerra si va a scuola) per andare a controllare che tutti i suoi stessero bene.
Ha attraversato la strada correndo tra il fuoco incrociato delle due fazioni, si è preso una balle perdue in una gamba – “pammmm!” dice lui nel raccontarlo e, anche adesso che abbassa gli occhi e la voce, non può impedirsi di sorridere, minimizzare.. Hussein si è risvegliato sul ponte che divide la città dai quartieri, ce lo avevano portato, svenuto, I ribelli. Lì qualcuno si è occupato di lui. Il colpo per fortuna non ha fatto gran danno: oggi resta solo una brutta cicatrice sullo stinco destro.
Non so chi devo ringraziare, ma ringrazio, fervidamente, come in preghiera: dopo aver conosciuto quel sorriso, un mondo che ne fosse privo mi apparirebbe irrimediabilmente storto, fuori centro. E capisco Claudio e il suo bisogno di averli tutti sempre sott’occhio: quanto storto è, già così, il suo mondo.....
mercoledì 30 marzo 2011
le cose che mi mancano
libertà e aria
camminare a caso, da sola
la mia casetta
stare in pigiama - sentirmi a casa
stare in silenzio accanto a qualcuno
internet
internet
internet
i miei vestiti
il cinema
l'assenza di dolci
i musei
stereomood
la mia estetista
un paio di forbici
il lusso di passare inosservata
lo shopping
una mensola
tempo libero
viaggiare
poter fotografare quello che voglio
rossetto e smalto e possibilità di metterli
l'ikea - ebbene si
una cavigliera
mangiare giapponese
fare la spesa e cucinare
mangiar fuori
......
camminare a caso, da sola
la mia casetta
stare in pigiama - sentirmi a casa
stare in silenzio accanto a qualcuno
internet
internet
internet
i miei vestiti
il cinema
l'assenza di dolci
i musei
stereomood
la mia estetista
un paio di forbici
il lusso di passare inosservata
lo shopping
una mensola
tempo libero
viaggiare
poter fotografare quello che voglio
rossetto e smalto e possibilità di metterli
l'ikea - ebbene si
una cavigliera
mangiare giapponese
fare la spesa e cucinare
mangiar fuori
......
Dio
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| (Thanks Mari) |
Una civiltà dell’immanenza, oltre e a dispetto di qualsiasi indottrinamento cattolico, di qualsiasi catechismo. Il Dio africano è partout, impiccione e ubiquo, al lavoro 24/24, continuamente tirato in ballo. Altri occhi per vedere, occhi pronti al miracolo, abituatici anzi, e alla magia (sono le suore locali a trovarne prova convalidante fino nelle scritture, oltre che, bien sur, nel senso comune – comune a loro). E un’altra ragione, una ragione che non si scandalizza, una ragione che non conosce assurdi se non forse la logica, una ragione accogliente e spaziosa, che trova un posto per tutto, che moltiplica i fenomeni, le ragioni e gli enti piuttosto che sussumerli sotto poche, economiche leggi. Un mondo straripante, votato al rigoglio e alla moltiplicazione colonizzato da un impero di semplicità causale diretta a un fine, dall’Economia – il concetto più estraneo, il diametralmente opposto, l’Altro dell’Africa. Decisamente, qui, il percorso più breve tra due punti NON è la linea retta, anzi: la linea retta probabilmente non esiste e se esiste porta all’impasse. Parlare di filosofia in questo contesto è un’esperienza che ha dell’assurdo. Comporta confrontarsi con una ragione ibrida, cresciuta in Africa dalle scuole francesi (dalla padella nella brace), votata a civilizzarsi (ahimè, parole loro), intrisa di culto della scienza e della tecnica, completamente dimentica di un sapere gratuito. È qui che scopro il legame profondo tra l’economico e il gratuito, non il rapporto tra la scienza dei prezzi e la loro assenza, ma quello tra la linea retta - il mezzo adeguato e diretto al fine – e il bighellonare senza mèta: in Africa niente è gratuito (dura esperienza quotidiana) e niente va perso perché il caso non esiste e un destino magico inviluppa ogni gesto, ogni svolta e tornante, intridendolo di valenza, senso e scopo, rendendolo causa occulta e conseguenza imponderabile, inscrivendolo in un tracciato di forze in cui l’uomo è irrimediabilmente, originariamente preso (perso?), parte giocata o parte costituente molto più, molto prima e molto più originariamente che soggetto. Soggetto è chi può compiere un’azione gratuita, chi può avere scopo e sceglie di non averlo. Qui, Dio è l’unico Soggetto.
sabato 5 marzo 2011
8 - public
| Public... |
Non mi sento molto ispirata, ma mi chiedete notizie e improvviso.. la verità vera é che gli stimoli già cominciano a mancare e l’irregimentazione del tutto pesa, almeno su di me. Non é che ho dubbi sulla mia capacità di affrontarla, mi chiedo solo se ci stia guadagnando a sufficienza.
ci sono stati in ogni caso dei momenti imperdibili in queste settimane senza notizie. Uno per tutti Lario che balla con tutti gli uomini di una pista da ballo. Qui é normale, mi dicono mentre rido a crepapelle. Lo so, no problem, hanno pure ragione: ballare é ballare, divertimento puro e zero doppi sensi o seconde intenzioni o cosa. Ma hanno un bel dirmi che é normale, io guardo Lario e non riesco a non ridere: per voi é normale, ripeto, ma per lui no! Uno spettacolo.. e uno spettacolo anche migliore gli altri ballerini..!! gran bella serata.
E gran bel pomeriggio il successivo, al lago con un esercito di ragazzi a farci da baby sitter, tutti quelli che girano per l’ufficio. Lario guida e se la cava benissimo (chissà io!!), il lago é splendido e per quando arriviamo le nuvole si dissipano del tutto lasciando il posto a uno sole perfetto. E io – fava – che non ho portato il costume.. tergiverso 5 sec ma dopo che vedo Lario e Hussein a guazzo non resisto e mi butto. Mutande bianche, ovviamente: un genio. Quando, dopo un tempo infinito in cui gioco con Hussein che ha paura dei coccodrilli e non vuole allontanarsi dalla riva (chiamalo scemo!) e con Lario che non riesce a scollarsi di dosso un bimbetto pestifero (ma dove sono i genitori??), decido di uscire, Lario al solito non é di nessun aiuto.. per fortuna mi viene in mente che ho lo scialle nello zaino per cui me ne approprio en vitesse e mi ci arrotolo dentro, visto che ho avuto la brillante idea di mezzare anche la camicia - bianca anche lei – e non c’é verso che i fuseaux mi entrino se prima non mi asciugo. Inutile dire che mi sento come una balena bianca fuor d’acqua, vagamente in imbarazzo. Ma questo é nulla, finché non mi giro a sinistra e non mi accorgo del pubblico: c’é un bar su una palafitta e lungo la ringhiera della scala un’infilata di locali comodamente appoggiati si gode lo spettacolo.. che-ridere.
Poi sosta al confine col congo, in uno di questi “baretti” costituiti da verandine in legno ciascuna col suo tavolo sotto. Compriamo le uova sode a bambini tutti occhi e aspettiamo le nostre brochette, birra alla mano - questa si’ che é vita. Sono meno dure che a Bugarama, ma anche queste si difendono: per ora buone come quelle che ci serve Patrice non c’é verso di comprarne. Mentre siamo li’ a bere e chiacchierare entra la vecchia più vecchia che abbia mai visto (e che probabilmente é più giovane di mia madre): minuscola, tutta rughe, appoggiata al suo bastone e con un sorriso dolce e timido del tutto senza denti. Non so se parla pianissimo – come tutti qui – o se non parla proprio, in ogni caso Florist le passa una delle nostre coca cola e lei sorride e ringrazia con la testa, prima di inginocchiarsi laboriosamente in un angolo in assoluta e muta concentrazione. Lario pensa che benedica la bottiglia, io mi dico che forse rende grazie. finalmente beve, piano e composta. I ragazzi scherzano e si fanno foto con la mia macchina, io e Lario contempliamo la scena affascinati, cercando di non mostrare in modo troppo evidente quanto ci abbia toccato. Una volta finito di bere si rialza appoggiandosi al bastone e risponde ai nostri sorrisi con un’infinità di cenni con la testa e i palmi alzati. Chiaramente arriviamo in ritardo per cena, di ben 10 min che pesano come piombo sulla tavolata, tra il mutismo e l’ilarità repressa. Non ce li lascerà più, pensiamo io e Lario, prima di ragionare che siamo noi che siamo stati affidati a loro, a questa banda di ragazzini, e non viceversa.
Finché Patrick non riesce, tagliando la carne, ad imprimere al piatto un movimento rotatorio che porta i pisellini e il pomodoro a sparpagliarsi su tutto il pavimento insieme ai cocci, facendo prima tappa sulla sua camicia rosa delle grandi occasioni (hanno un compleanno, loro, dopo..). Mi prende a ridere come succedeva solo da piccini, con le lacrime che scendono e le convulsioni che non si possono femare, con Lario accanto a me tutto rosso che cerca di trattenersi, Hussein che se la ride all’altro capo del tavolo ogni volta che vede che cerco di ricompormi e Eric, che ha capito l’imbarazzo di ¨Patrick e non vuole ferirlo, che fugge in cucina piegato in due. Bref, mi ricompongo, pulisco, cerco di calmare Patrick, gli portiamo un piatto nuovo. Lui non si muove, non si fa pulire, non scansa la sedia. Ricominciamo a mangiare come se nulla fosse e gli passiamo di nuovo le cose. “Vuoi altra carne Patrick?”, “ce l’ho già”, risponde lui, uscendo con gesto da prestigiatore la fettina di carne incriminata, fino ad allora scomparsa chissà dove.. e li’ beh, smettere di ridere non é stato più possibile.
Questo per il momento, poi ci sarebbe la prima lezione di filosofia, il bellissimo libro che sto leggendo in francese (cosa che mi sta rendendo difficile pensare e esprimermi in italiano) e ci sarà il concerto cui ci porta Camilla stasera.
Ma questo, forse, nella prossima puntata..
lunedì 14 febbraio 2011
7
È arrivato Renzo dalla Svizzera. Renzo frequeta il centro praticamente dalla sua apertura, è una specie di veterano qui. Quest’anno ci concede il mese delle sue vacanze di fine semestre, perchè Renzo insegna Greco e latino, è laureato in teologia, esperto di Bibbia, Corano e non violenza e qui al centro si occuperà di fare delle settimane di formazione su questi temi, oltre ad un corso di greco antico. Greco antico a Bujumbura, per I ragazzi dei quartieri nord…
È magro e allampanato, con barba e capelli grigi e incolti che vanno a raggera in tutte le direzioni intorno al viso gentile e a spessi occhiali rossi. Come la maggior parte degli intelligentoni veste malissimo, con corti calzoni e sandali di cuoio che mettono in risalto la bianchezza delle gambe e enormi camicioni: adorabile.
Da quando è arrivato – e gia Hussein me lo aveva pronosticato la sera prima – uno dei computer del bureau è letteralmente sparito sotto una mole impressionante di libri di tutte le taglie e in tutte le lingue, perchè – ovviamente – Renzo legge in italiano, francese, tedesco, greco e latino, ebraico, turco e arabo. Il nuovo testamento in greco con testo a fronte in latino aperto sotto una schermata word in ebraico, la peggiore musica italiana a tutto volume, e Renzo conversa cortesissimo con tutti i giovani che passano di qua, informandosi degli avvenimenti dell’ultimo anno e prestando attenzione a tutti. Come-fa.
Io che qua non riesco nemmeno a concentrarmi abbastanza da pensare ad una soluzione per questa benedetta filosofia.. c’è chi può.
Renzo commenta anche i passi delle letture della messa, il che forse la rende un po’ più istruttiva, mais beaucoup moins amusante.
Stavolta ovviamente è sulla riconciliazione, la pace e la non violenza. dio che ti dice non solo di non uccidere, ma anche di non offendere e ancora di più di non odiare o non incollerirti: non solo l’azione perseguibile dal tribunale degli uomini interessa la relazione con dio, non solo quella è da temere e rifuggire, ma anche quelle che sono le sue eventuali racines nell’intimo della coscienza. Un passo avanti nella consapevolezza rispetto alla pura paura della punizione, ma ancora poco à mon avis. È più forte di me, dio è “troppo comodo”..
un tribunale onniscente, capace di giudicare non solo gli atti ma anche e soprattutto le intenzioni, ma pur sempre un tribunale esterno alla coscienza individuale.. non fare agli altri quanto non vorresti fosse fatto a te, vivere in uno spirito di comunione, rispondere al male con un’azione migliore, fuggire la collera sterile e sviluppare la com-passione.. crescere e migliorarsi, bref.
Non una cosa che devo a dio, non una cosa che devo agli altri, nemmeno. È a me che la devo, in primis, e appunto perché non mi verrà data una seconda chance, non nel tentativo calcolatore e ipocrita di accaparrarmela..
Lo so, semplifico. Ma che bestemmia l’idea di una vita dopo la morte, una perversione che non arrivo proprio a contemplare. Una bella costruzione metaforica, la religione, ma un ennesimo modo di misconoscere la nostra debolezza: riconoscerla e dotarla di senso e scappatoia, nell’ottica religiosa, è tuttuno..
quando l’uomo arriverà ad accettare la propria totale gratuità e mancanza di senso metafisico avremo fatto un bel passo avanti nel rispetto degli altri e del mondo. Amen.
mercoledì 9 febbraio 2011
6 (- 1)
Dopo pranzo Bugarama, sulle « colline » intorno a bujumbura – in realtà montagne : bujumbura stessa é circa a 800m sul livello del mare, quanto le circonda arriva fino ai 2000.
Mezz’ora di macchina basta per cambiare radicalmente paesaggio, aria, atmosfera.
intanto il fatto stesso di uscire, che é sempre un sollievo e un elemento distensivo incredibile : non importa quanto il centro sia bello, io non sono fatta per la routine e per quanto mi concentri sugli aspetti positivi e lo prenda come un allenamento quotidiano, i confini delimitati dalla nostra rete fiorita mi stanno innegabilmente stretti .
Anyway. La strada per bugarama taglia un pezzo dei quartieri per poi avventurarsi in salita in una serie inanellantesi di curve e tornanti che ci spalancano sotto panorami e viste mozzafiato della città e del lago. peccato solo che, essendo la stagione delle piogge, il cielo non sia mai limpido, ma sempre più o meno grigio o bianco, pronto a scaricarti addosso cortine di pioggia e mura d’acqua.
Ma i colori sono comunque incredibili, pazzeschi.. la terra del burundi, piccolo stato dell’africa benedetto dalla povertà del sottosuolo (non oso immaginare che ne sarebbe stato se, oltre a una posizione strategica avesse « goduto » anche di risorse minerarie di una qualche importanza) é rossa, di un rosso quasi abbagliante a confronto del quale le colline senesi impallidiscono e scolorano. La vegetazione é lussureggiante, soprattutto in questo periodo, e ovunque non si siano scavate cave di argilla tutto é verde verdissimo : banani, the a piantagioni infinite – e il the, ho scoperto, somiglia ad un alloro inodore ma di un verde squillante e freschissimo – caffé – un verde decisamente più cupo, alberelli più alti e cilindrici pieni di verdissime bacche – e chissà cos’altro.. uno spettacolo.
La strada, inoltre, é popolata : altro colore ! in salita, camion che bruciano non si sa cosa carichi di macchinari e legna ai quali si attaccano – pazzi ! – biciclette in gruppi di 4/5, con quelli più esterni che sporgono pericolosissimamente ad ogni curva, esposti al traffico in discesa : il legno diventa carbone, impilato a sacchi inframmezzati da fasci di foglie ammonticchiati in precarissimo equilibrio sui pianali, le biciclette ricoperte di caschi di banane fino all’inverosimile e lanciate a velocità folle per la discesa. Poi ci sono i pedoni, in entrambe le direzioni : donne con cesti sulla testa e bambini sulla schiena, vestite coi colori sgargianti dei vestiti tradizionali cosi’ più frequenti nell’interno, bambini, da soli o in gruppi, uomini meno. Di tanto in tanto una costruzione da cui sale del fumo: sono I forni di mattoni impastati con l’argilla, strutture quadrate sotto le quali viene acceso il fuoco di carbone che bruciando piano per giorni li cuoce.
La cosa che più mi aveva colpito, già all’arrivo, é lo spessore, la qualità « estetica » dell’africa, una sensazione che mi assale qui nuovamente con prepotenza.. é come se le cose avessero una dimenzione in più, un altro spessore, una consistenza diversa : tutte le sensazioni sono acuite e moltiplicate, i colori, i suoni, gli odori hanno la meglio sui miei sensi anestetizzati dalla nostra igiene, attutita e pastello.. gli odori soprattutto sono una scoperta : nel nostro tentativo di « evitarli », sterilizzarli, standardizzarli ne abbiamo perso la valenza « conoscitiva » e adesso é come se il mondo riacquistasse un pezzo necessario ma di cui non avevo mai neanche sospettato l’esistenza.. la terra ha odore, gli alberi, le cose, le stoffe, le strade, le sere, la pioggia, gli uomini. ed é semplicemente cosi’ che deve essere. Banale, ancora, ma non ovvio.
Le carote per esempio : le carote crude profumano, e a metri di distanza. Lo scopriamo fermandoci alla fountaine du roi, una sorgente lungo la strada dove pare si fermasse il re qundo si recava nell’interno. In realtà della fontana non ha nulla, sono piccoli rivoli che scendono dalla parete a lato della strada, incanalati ad una certa altezza in scivoli di legno sospesi che li fanno piovere sul pianale di legna e roccia incuneato tra la parete e il cemento della carreggiata e su cui sono disposti, nel modo più bello, infiniti cesti di ortaggi. Come una macchina si avvicina e rallenta i venditori afferrano ciascuno un cesto e partono all’inseguimento, cosicchè, per quando è ferma, la vettura si trova assediata da ogni parte da carote, cavoli, cipolle, spinaci (qui cresce tutto insieme, perenne..). ci facciamo strada con difficoltà nella ressa e lasciamo Ephitace a gestire la cosa, che noi muzungo saremmo capaci di comprare carote al prezzo di perle – non uscendo mai ancora è difficile, per noi, capire il valore d’acquisto dei franchi che abbiamo in tasca. Risalendo in su lario trova comunque il modo di farsi “fregare”, e visto che è un tesoro compra fiori per tutti: la sera al centro abbiamo un centrotavola con rose e strani fiori rossi e bianchi, bellissimo.
Quello che più mi piace qua, credo, è questa stranissima sensazione di “uovo”, di realtà conchiusa e a parte: non c’è niente al di fuori di quanto esiste qua, nulla avviene al di fuori di qui, non c’è un altrove, non ho passato, non ho futuro, non ho termini di paragone.. un’esperienza incredibile, per me.
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