venerdì 12 agosto 2011

Camps de Travail et Formation Tolerance 2011

Il periodo estivo con i campi di lavoro rappresenta davvero un momento a parte per il Centro e i suoi ritmi. Molto si ferma e tutto è condizionato fortissimamente da questi: gestire numeri tali di giovani (450 circa per campo, 5 campi in totale) richiede uno sforzo logistico notevole e impegna gran parte dei fondi, del personale e degli animatori del centro. Come molti altri (anche se non tutti) anche i miei corsi si sono fermati durante il periodo estivo e io sono stata “dedicata” interamente ai campi. Ne ho fatti due come animatrice e uno come responsabile (insieme ad Inno e Edy: i responsabili sono sempre tre, un po’ per dividere il carico, un po’ per avere più occhi – fare il responsabile somiglia da vicino a fare il carabiniere – un po’ per garantire scelte democratiche e “pulite”) e faro’ l’ultimo settimana prossima (che giuoia!), di nuovo come animatrice. Ci sono anche molti italiani venuti per partecipare, e c’è stato anche un gruppo di ragazzi francesi di Lille, venuti giù con due amici burundesi che studiano là e fanno parte di un’associazione di studenti burundesi: hanno dormito sparpagliati nelle famiglie (piuttosto benestanti) dei loro amici rimasti in Francia, ma dalle 7 di mattina alle 16:30 del pomeriggio erano con noi a fare mattoni e formazione. E’ stato particolarmente interessante vedere i due ragazzi burundesi confrontarsi con la realtà dei Quartieri, molto lontana dalla loro vita qui! Era la prima volta che facevano mattoni (qui nei quartieri cominciano a farne da che si reggono in piedi, vuoi per la famiglia, vuoi a pagamento, vuoi per il centro) e sembravano molto più a disagio dei loro amici francesi che, tutto sommato, erano venuti preparati alla miseria che hanno trovato. Tutte queste visite spezzano la monotonia e permettono anche di conoscere tante belle persone, ma a volte per me sono una complicazione, perché ormai qui per me è casa e io sono qui per lavorare e, di conseguenza, fatico un po’ a inserirmi nel clima di vacanza dei gruppi che arrivano. In più fare i campi è davvero fisicamente stancante, e diminuisce ancora di più le possibilità di uscite serali (anche se invece sul pomeriggio Claudio diventa permissivo: finito il campo nessuno ti chiede di render conto di dove tu sia fino all’ora di cena, ed è bellissimo.. non che si possa fare chissà cosa in 2 ore, ma è sempre un momento per tirare il respiro!) e alla fine io mi trovo a dover usare le poche occasioni di uscita che ho per scorrazzare a giro il gruppo vacanze, che son tutti carinissimi, ma certo se avessi potuto scegliere avrei fatto altro..
Fare l’animatore non è divertente come essere un semplice campeur, nel senso che si è spesso costretti a riprendere i ragazzi, cercare di svegliarli, farli lavorare, alternare gli scherzi alle minacce, cercare di spiegare il senso delle regole che sono obbligati a rispettare. E’ un lavorone davvero, e non serve solo ai ragazzi, visto che molti dei problemi li abbiamo con gli animatori stessi! Convincerli che l’animatore non è il capo ma un membro dell’équipe e che quindi è tenuto a lavorare come e più degli altri, che è quello che da l’esempio non quello che da gli ordini, che non è li’ per punire ma per educare.. sembrano tutte cose ovvie dal nostro punto di vista, ma in burundi non lo sono per niente. 
Ci ho messo un po’ per capire tutto il valore di quanto viene fatto ai campi, proprio perché tante cose mi parevano ovvie. Ma quando vedi per esempio la tranquillità con cui i ragazzi accettano la prepotenza di quelli che non lavorano e non fanno mai nulla, la facilità con cui cercano di fare polemica su tutto e di ottenere sempre qualcosa in più, non perché davvero qualcosa manchi ma semplicemente cosi’, per abitudine, l’abitudine ai soprusi di potere per cui in fondo è giusto che se si comprano gli avocado da aggiungere al piatto dato dal centro è normale che l’animatore ne abbia più degli altri.. le annotazioni di questo genere sarebbero infinite, viene fuori davvero uno spaccato impressionante della mentalità del paese. Per moltissimi qui l’obiettivo è ottenere un potere, non importa quale, fosse anche quello di aprire una porta. Quel potere non ha mai altro senso e scopo che essere sfruttato, diventare il coltello dalla parte del manico attraverso cui potersi imporsi agli altri e ottenere vantaggi e privilegi. Ed è una cosa talmente diffusa, che permea talmente la società ad ogni livello che nella mentalità di tutti non ha nulla di scandaloso: è la norma buona e giusta, perché tutti farebbero lo stesso se potessero e non sperano altro che di poterlo fare un giorno. Nei campi davvero questo si constata ogni momento, ed è contro quello che si combatte e si lavora sempre, è a questo che servono i campi. A insegnare che se ci si organizza e si seguono le regole è possibile fare le cose insieme, che le regole non sono li’ per il semplice scopo di disturbare ma hanno un senso, il senso di garantire a tutti un trattamento dignitoso e eguale, il senso di proteggere dai soprusi e creare l’armonia. 
E’ davvero una bella soddisfazione quando riesci a spiegare ai ragazzi che c’è un motivo per cui tutti devono essere puntuali all’alzabandiera e non si possono aggiungere dopo e che il motivo non è che al centro ci si diverte a punire, ma che la cucina prepara i piatti in relazione a quanti siamo prima di uscire e che quelli che si aggiungono dopo non son stati contati e dunque mangiano il cibo degli altri, diminuendone le porzioni. E’ bello cercare di fargli entrare in testa che se ti prendi un impegno ti prendi un impegno e basta, che non ci sono (o non dovrebbero esserci) scorciatoie o deroghe per nessuno, perché se uno ne beneficia allora dovrebbero poterlo fare tutti e se lo fanno tutti… chi fa i mattoni??
L’aspetto pero’ sicuramente più bello dei campi è che si passa la mattina fuori a fare un lavoro decisamente faticoso ma che da risultati visibili e immediatamente utili. Il fatto che si sta davvero con la gente, in casa loro, e si passano ore e ore insieme. Si constatano le condizioni di vita, che io avevo visto, ma una cosa è passare un’oretta con qualcuno, un’altra è passare 12 giorni in una parcelle, tutte le mattine. Si conoscono in bambini, le loro malattie, si vede l’acqua che bevono, quello con cui giocano.. fa impressione. I ragazzi vanno sulla parcelle e mangiano qualsiasi cosa trovino di commestibile: se c’è della canna da zucchero, se scavando per fare il fango si incappa in una radice di manioca amara, se si trova un albero di mango o di avocado.. le porzioni che distribuiamo al centro (riso e fagioli in olio di palma – fin’ora sono l’unica europea sopravvissuta senza complicazioni gastrointestinali, anche se dopo questa estate non vorro’ mai più vedere né dei fagioli né del riso) sono enormi, e sono regolarmente polverizzate, spazzate vie da una fame che non si sazia mai. Le parcelle dovrebbero essere scelte anche in relazione alla vicinanza dell’acqua (necessaria come la terra e lo spazio alla fabbricazione dei mattoni), ma ci si trova spesso a litigare coi proprietari che dovrebbero pagare l’acqua presa dalle fontane (una volta) pubbliche (ormai a pagamento) e che non pagano, o ci si trova in parcelle con il rubinetto dentro ma che – come tutti – subiscono la politica illogica della REGIDESO (la stessa che si occupa anche della fornitura elettrica e che ci sta lasciando al buio 20 volte al giorno facendo saltare tutto il materiale informatico) e che quindi di norma la mattina (che è quando si fanno i mattoni) non hanno acqua: ho cercato acqua nei fiumiciattoli, metri e metri sotto il livello dove i mattoni vengono fatti - un piacere portare i bidoni pieni fin là - e l’ho cercata nei caniveaux, ovvero le fogne a cielo aperto ai lati delle strade, col risultato che l’unico pensiero che ho avuto per diverse mattine era di non rimettere; ma come fai a sottrarti quando vedi che tutti là stanno facendo cosi e che è cosi’ che si organizzano le famiglie quando si trovano a secco? Non puoi. L’igiene è una cosa di cui dimenticarsi, quando ti trovi ricoperto di fango misto a quell’acqua e torni al centro e scopri che nemmeno li’ c’è acqua e allora via coi secchi, come i ragazzi. Solo che loro sanno come fare e non devono togliersi il fango dai capelli.. L’acqua ci sta mancando spesso, per colpa della REGIDESO che la toglie nei Quartieri per non toglierla in città, perché abbiamo dei problemi con la pompa per cui spesso diventa difficile usare la cisterna e perché con tutti i ragazzi che sono arrivati siamo in tanti ad usarla. Ma fa parte dell’essere in Burundi e anzi al centro proprio non ci si puo’ lamentare..






Ci sono moltissime altre cose da dire, ma per il momento mi fermo..

2 commenti:

  1. Sito interessante. Scrivere di più!

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  2. che bello, pochi post ma buoni, insomma quando serve, grazie per questi aggiornamenti succosi... i video sono la meglio new entry :)

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