
Hussein ha un sorriso unico al mondo, che non ha eguali e, come se non bastasse, non può impedirsi di mostrarlo. Non importa quanto sia stanco, quanto lavoro ci sia da fare, quanto presto dovrà svegliarsi il giorno dopo per la scuola nè quanto Claudio urli: Hussein se la ride, ed è meravigliosamente contagioso. È pura gioia, buono fino al midollo, molto più di quanto non vorrebbe. Hussein è una di quelle persone il pensiero della cui sofferenza è semplicemente inconcepibile.
Hussein, che a 12 anni, sentendo gli spari provenire dalle parti di casa, ha lasciato di corsa la scuola (durante la Guerra si va a scuola) per andare a controllare che tutti i suoi stessero bene.
Ha attraversato la strada correndo tra il fuoco incrociato delle due fazioni, si è preso una balle perdue in una gamba – “pammmm!” dice lui nel raccontarlo e, anche adesso che abbassa gli occhi e la voce, non può impedirsi di sorridere, minimizzare.. Hussein si è risvegliato sul ponte che divide la città dai quartieri, ce lo avevano portato, svenuto, I ribelli. Lì qualcuno si è occupato di lui. Il colpo per fortuna non ha fatto gran danno: oggi resta solo una brutta cicatrice sullo stinco destro.
Non so chi devo ringraziare, ma ringrazio, fervidamente, come in preghiera: dopo aver conosciuto quel sorriso, un mondo che ne fosse privo mi apparirebbe irrimediabilmente storto, fuori centro. E capisco Claudio e il suo bisogno di averli tutti sempre sott’occhio: quanto storto è, già così, il suo mondo.....
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