martedì 4 ottobre 2011

Anatomia dell'irrequietezza


Ho ricominciato a leggere. Presto, spero, ricomincerò anche a pensare. Scrivere, poi, verrà..


Il merito è di Carlotta, che mi ha lasciato, dolcissima, uno splendido libro di Chatwin, Anatomia dell’Irrequietezza.
Per un attimo, ho creduto di aver trovato un nuovo Borges, negli elenchi sapienti di oggetti intrisi di senso e storia, nell’ambiente che disegna, dettaglio dopo dettaglio, un sentimento, un’emozione, un’idea.
Ma il ribaltamento è troppo subitaneo, troppo ex abrupto, troppo palpabile. Non ha la capacità assorbente delle fitte ragnatele di Borges, che ti avvolgono piano, un filo sottile dopo l’altro, inavvertite e traditrici.
Resta, comunque, una meraviglia. E un libro indicatissimo al momento presente. In bilico tra la nostalgia degli oggetti – della storia di cui sono portatori muti – e il bisogno di leggerezza. Tra la ricerca delle radici – il nomadismo – e il bisogno, appunto, che queste siano “mobili”.

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