lunedì 18 aprile 2011

Innocent

Una massa di capelli impossibile, perfetti cavatappi di una decina di mm di diametro a formare uno spessore elastico, profondo un 3-4 cm, nel quale mi è impossibile astenermi dall’affondare le mani, ogni volta che mi capita a tiro.
Più discreto e composto di Huss, Inno ti osserva di sottecchi per decidere quando intervenire con la sua ironia, le sue punzecchiature e il suo sorriso bianchissimo che arriva fino agli occhi, illuminandolo tutto. Inno profuma sempre. Quando è stanco e gli occhi gli fanno male sta come il cucciolo che è a prendersi le carezze sulla fronte, quando mi vede spalanca le braccia nel più accogliente degli abbracci, salvo poi farmi il solletico un secondo dopo.. Dice che qui le mamme non ti carezzano: chi conosce la mia sa quanto mi suoni assurdo. Come due fratelli, impossibile pensarne uno senza l’altro, Huss e Inno sono i pilastri del bureau, una presenza costante e una delle ragioni principali per cui tornerò in Burundi.
Ieri sera guardavamo “the promise” sulla fondazione e l’attualità dello stato di Israele e, come sempre quando vedo Guerra, ho pensato a quanto inconcepibile mi è che ci siano passati in mezzo. La morte, quella degli altri, è un pensiero assurdo. Mi dice che non si poteva uscire: i ribelli non avevano divisa, perciò ogni civile era un ribelle e ogni incontro con i soldati una morte certa. Mi dice di autobus interi massacrati, di una scuola al completo che si voleva uccidere, se Claudio non fosse riuscito (chissà come?) a chiuderli nel centro; mi racconta che quando sparavano lui aveva una paura tremenda, il cuore gli batteva fortissimo e qualcuno doveva sempre tenerlo strettissimo – “tenerlo per il cuore”, dice lui – che altrimenti, pensava, sarebbe morto di paura.
Gli israeliani massacrano arabi innocenti e Inno parla e racconta. E io mi aggrappo alla sua mano, al fatto che è passata, che è accanto a me sano e salvo.
Me le raccontano spesso di queste cose, a pezzetti e raramente con i riferimenti più personali e più dolorosi, ma restano sempre, semplicemente, inconcepibili.

Nessun commento:

Posta un commento