ok, ci provo.
scrivere di questo posto é difficile, ma ancora di piu' lo é scrivere
DA questo posto, con questa maledetta tastiera francese, la
connessione lentissima, la sensazione che l'ufficio non sia il luogo
ideale da cui farlo, ecc ecc.
il volo ha chiaramente avuto ritardo, ethiopian airlines detiene il
primato assoluto degli aerei meno confortevoli della storia e delle
hostess piu' fige ma anche piu' disorganizzate e meno affidabili. il
cibo é buono.
cmq, alla fine siamo arrivati, stravolti e puzzolenti ma interi e
miracolosamente con tutte le valige.. camilla (la ragazza che ci
introduce un po' al centro fino a aprile) ci é venuta a prendere e ci
ha portati al centro. salire a peretola e uscire a bujumbura fa una
certa impressione..
la città é tutta una divisione, come il paese intero, reduce (e forse
il termine é troppo ottimista) da 10 anni di guerra spacciata come
sempre come tribale.. quali ne siano state le ragioni complesse hutu e
tutsi si sono effettivamente massacrati ininterrottmente dalla prima
elezione democratica in poi e la cosa, come sempre, ha soprattutto
riguardato i poveri nei loro quartieri, divisi etnicamente e teatro di
continui scontri, rappresaglie, uccisioni sommarie ecc ecc. i ricchi
pare che trovassero comunque il modo convivere, dietro le alte mura
che proteggono le loro abitazioni..
la città ha una parte piu' vicina al lago (immenso e bellissimo, ci
siamo stati ieri), che é il centro, con la maggior parte delle
attività, i negozi, il porto e le "industrie", ci sono anche dei
quartieri residenziali, alcuni piu' ricchi altri decisamente piu'
popolari. salendo sulle colline c'é il sud, con ville che diventano
sempre piu' enormi e sempre meno visibili dietro muraglie, cancelli
guardati da militari e guardie private, filo spinato. i quartieri si
fanno improvvisamente piu' puliti e incredibilmente deserti, par
rapport al bordello che regna dalle altre parti: ricchezza - qui é
particolarmente evidente - é sinonimo di vita ritirata e appartata,
chiusura protettiva e presa di distanza. in cima a tutto la casa del
presidente, di cui si vede solo la prima sbarra con l'esercito
appostato e la strada che prosegue chissà dove..
poi ci sono i quartieri nord, in mezzo ai quali sta il centro: sei
quartieri, i piu' poveri, anche se é possibile comunque distinguerne
un paio decisamente piu' ricchi, uno piu' nuovo in costruzione dalla
fine della guerra e uno piu' vecchio ma comunque dotato di mura e case
di cemento o mattoni veri, e uno piu' povero che é piu' una discarica
che un quartiere vero e proprio. gli altri sono africa come uno se la
immagina, solo vera, il che paradossalmente gli da piu' "senso"..
é una sensazione difficile da spiegare e non penso proprio che ci
riusciro' qui, mentre litigo con la tastiera e ascolto ramazzotti (eh
già..), é come se le cose seguissero una logica di "appropriatezza" in
qualche modo.. non diventano "piacevoli", non diventano giuste
soprattutto, ma perdono tutto quell'aspetto di "sensazione", quel
voyerismo e scandalismo che inevitabilmente si ritrova negli sguardi a
distanza che ci vengono proposti in italia.. non che la vita qui, le
cose, le condizioni non siano impressionanti o scandalose, solo che
sono vissute, sono complete e quindi hanno senso.. qui si sopravvive,
ma, come ovunque rimanga un minimo di libertà, qui si vive anche: i
bambini giocano, le ragazze si fanno belle (sono belle, alcune in modo
impressionante), le donne chiacchierano..
gli uomini bevono, sparano, le donne si prostituiscono, i bambini
mendicano, tutti rubano, anche. ma il centro é rivolto a quell'altro
aspetto dell'umano ed é questo che é bellissimo. é nato per i ragazzi
dei quartieri tra i 16 e i 30 anni, perché crescessero insieme e
imparassero a vivere insieme che é l'unica alternativa vera alla
guerra che ha insanguinato i quartieri, all'epoca divisi etnicamente e
del tutto sigillati l'uno all'altro. le attività si sono espanse e ora
hanno luogo anche nei quartieri stessi, coordinate dal centro e
coinvolgono parti piu' amie della popolazione (c'é un progetto
prevenzione aids, uno sull'agricoltura, uno che si occupa del
materiale scolastico e delle tasse per i bambini orfani o di famiglie
poverissime, uno che forma formatori riconosciuti dal governo per
tutte queste attività e anche altre) ma il senso primo del centro non
é lavorare sull'emergenza immediata e se da sostegno materiale (perché
lo da) é sempre nell'ottica di sviluppare la capacità e l'abitudine
alla convivenza e alla convivialità come unica vera prevenzione al
conflitto che aleggia sempre come possibilità in un posto dove la
povertà alza i livelli di criminalità in modo pazzesco.. per fare
questo il centro ha deciso di proporre attività, delle piu' svariate,
dalla musica allo sport, alla biblioteca piu' grande del burundi
aperta a tutti i membri tutti i giorni, ai corsi di lingua e
informatica.. in un posto dove non esistono bagni, qui c'é la carta
igienica e gli asciugamani, attrezzature funzionanti, internet e
stampanti. ci sono cose da fare, da imparare, amici on cui stare.
c'é la messa: la seconda della mia vita, escluse quelle funebri.. se
penso che volevo andare a vedere il gospel a new york! qui dicono che
dio é lontano e per questo bisogna aumentare il volume per farsi
sentire.. la verità é che é la migliore delle captatio benevolentiae:
se fossi dio non potrei che cercare di accontentare chi mi celebra
cosi.. se questa era una messa non vedo l'ora di assistere a un
concerto! la musica é l'assluta protagonista, non un sottofondo o un
accompagnamento. i canti sono bellissimi e 200 persone agitano
fazzoletti colorati qua e là a tempo, la "chiesa" é semplicemente la
salle polifunctionale addobbata coi colori della pace (o
dell'omosessualità?!), l'eucarestia é self service: la gente si alza,
si mette in fila, pesca un ostia dal vassoio, la zuppa nel vino e via,
salvo qualcuno che non la zuppa nemmeno - saranno musulmani, dice
lario!:)
ci sono anche un sacco di cose non rosee, e ancora giriamo come scemi
senza molto da fare, ma in generale per ora il positivo é cosi tanto!
non ho occhi a sufficienza né neuroni per capire, ma pole pole, come dicono qui!
direi che come prima puntata ca suffit!
à bientot
s
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