lunedì 14 febbraio 2011

7


È arrivato Renzo dalla Svizzera. Renzo frequeta il centro praticamente dalla sua apertura, è una specie di veterano qui. Quest’anno ci concede il mese delle sue vacanze di fine semestre, perchè Renzo insegna Greco e latino, è laureato in teologia, esperto di Bibbia, Corano e non violenza e qui al centro si occuperà di fare delle settimane di formazione su questi temi, oltre ad un corso di greco antico. Greco antico a Bujumbura, per I ragazzi dei quartieri nord…
È magro e allampanato, con barba e capelli grigi e incolti che vanno a raggera in tutte le direzioni intorno al viso gentile e a spessi occhiali rossi. Come la maggior parte degli intelligentoni veste malissimo, con corti calzoni e sandali di cuoio che mettono in risalto la bianchezza delle gambe e enormi camicioni: adorabile.
Da quando è arrivato – e gia Hussein me lo aveva pronosticato la sera prima – uno dei computer del bureau è letteralmente sparito sotto una mole impressionante di libri di tutte le taglie e in tutte le lingue, perchè – ovviamente – Renzo legge in italiano, francese, tedesco, greco e latino, ebraico, turco e arabo. Il nuovo testamento in greco con testo a fronte in latino aperto sotto una schermata word in ebraico, la peggiore musica italiana a tutto volume, e Renzo conversa cortesissimo con tutti i giovani che passano di qua, informandosi degli avvenimenti dell’ultimo anno e prestando attenzione a tutti. Come-fa.
Io che qua non riesco nemmeno a concentrarmi abbastanza da pensare ad una soluzione per questa benedetta filosofia.. c’è chi può.
Renzo commenta anche i passi delle letture della messa, il che forse la rende un po’ più istruttiva, mais beaucoup moins amusante.
Stavolta ovviamente è sulla riconciliazione, la pace e la non violenza. dio che ti dice non solo di non uccidere, ma anche di non offendere e ancora di più di non odiare o non incollerirti: non solo l’azione perseguibile dal tribunale degli uomini interessa la relazione con dio, non solo quella è da temere e rifuggire, ma anche quelle che sono le sue eventuali racines nell’intimo della coscienza. Un passo avanti nella consapevolezza rispetto alla pura paura della punizione, ma ancora poco à mon avis. È più forte di me, dio è “troppo comodo”..
un tribunale onniscente, capace di giudicare non solo gli atti ma anche e soprattutto le intenzioni, ma pur sempre un tribunale esterno alla coscienza individuale.. non fare agli altri quanto non vorresti fosse fatto a te, vivere in uno spirito di comunione, rispondere al male con un’azione migliore, fuggire la collera sterile e sviluppare la com-passione.. crescere e migliorarsi, bref.
Non una cosa che devo a dio, non una cosa che devo agli altri, nemmeno. È a me che la devo, in primis, e appunto perché non mi verrà data una seconda chance, non nel tentativo calcolatore e ipocrita di accaparrarmela..
Lo so, semplifico. Ma che bestemmia l’idea di una vita dopo la morte, una perversione che non arrivo proprio a contemplare. Una bella costruzione metaforica, la religione, ma un ennesimo modo di misconoscere la nostra debolezza: riconoscerla e dotarla di senso e scappatoia, nell’ottica religiosa, è tuttuno..
quando l’uomo arriverà ad accettare la propria totale gratuità e mancanza di senso metafisico avremo fatto un bel passo avanti nel rispetto degli altri e del mondo. Amen.

mercoledì 9 febbraio 2011

6 (- 1)

Dopo pranzo Bugarama, sulle « colline » intorno a bujumbura – in realtà montagne : bujumbura stessa é circa a 800m sul livello del mare, quanto le circonda arriva fino ai 2000.
Mezz’ora di macchina basta per cambiare radicalmente paesaggio, aria, atmosfera.
intanto il fatto stesso di uscire, che é sempre un sollievo e un elemento distensivo incredibile : non importa quanto il centro sia bello, io non sono fatta per la routine e per quanto mi concentri sugli aspetti positivi e lo prenda come un allenamento quotidiano, i confini delimitati dalla nostra rete fiorita mi stanno innegabilmente stretti .
Anyway. La strada per bugarama taglia un pezzo dei quartieri per poi avventurarsi in salita in una serie inanellantesi di curve e tornanti che ci spalancano sotto panorami e viste mozzafiato della città e del lago. peccato solo che, essendo la stagione delle piogge, il cielo non sia mai limpido, ma sempre più o meno grigio o bianco, pronto a scaricarti addosso cortine di pioggia e mura d’acqua.
Ma i colori sono comunque incredibili, pazzeschi.. la terra del burundi, piccolo stato dell’africa benedetto dalla povertà del sottosuolo (non oso immaginare che ne sarebbe stato se, oltre a una posizione strategica avesse « goduto » anche di risorse minerarie di una qualche importanza) é rossa, di un rosso quasi abbagliante a confronto del quale le colline senesi impallidiscono e scolorano. La vegetazione é lussureggiante, soprattutto in questo periodo, e ovunque non si siano scavate cave di argilla tutto é verde verdissimo : banani, the a piantagioni infinite – e il the, ho scoperto, somiglia ad un alloro inodore ma di un verde squillante e freschissimo – caffé – un verde decisamente più cupo, alberelli più alti e cilindrici pieni di verdissime bacche – e chissà cos’altro.. uno spettacolo.
La strada, inoltre, é popolata : altro colore ! in salita, camion che bruciano non si sa cosa carichi di macchinari e legna ai quali si attaccano – pazzi ! – biciclette in gruppi di 4/5, con quelli più esterni che sporgono pericolosissimamente ad ogni curva, esposti al traffico in discesa : il legno diventa carbone, impilato a sacchi inframmezzati da fasci di foglie ammonticchiati in precarissimo equilibrio sui pianali, le biciclette ricoperte di caschi di banane fino all’inverosimile e lanciate a velocità folle per la discesa. Poi ci sono i pedoni, in entrambe le direzioni : donne con cesti sulla testa e bambini sulla schiena, vestite coi colori sgargianti dei vestiti tradizionali cosi’ più frequenti nell’interno, bambini, da soli o in gruppi, uomini meno. Di tanto in tanto una costruzione da cui sale del fumo: sono I forni di mattoni impastati con l’argilla, strutture quadrate sotto le quali viene acceso il fuoco di carbone che bruciando piano per giorni li cuoce.
La cosa che più mi aveva colpito, già all’arrivo, é lo spessore, la qualità « estetica » dell’africa, una sensazione che mi assale qui nuovamente con prepotenza.. é come se le cose avessero una dimenzione in più, un altro spessore, una consistenza diversa : tutte le sensazioni sono acuite e moltiplicate, i colori, i suoni, gli odori hanno la meglio sui miei sensi anestetizzati dalla nostra igiene, attutita e pastello.. gli odori soprattutto sono una scoperta : nel nostro tentativo di « evitarli », sterilizzarli, standardizzarli ne abbiamo perso la valenza « conoscitiva » e adesso é come se il mondo riacquistasse un pezzo necessario ma di cui non avevo mai neanche sospettato l’esistenza.. la terra ha odore, gli alberi, le cose, le stoffe, le strade, le sere, la pioggia, gli uomini. ed é semplicemente cosi’ che deve essere. Banale, ancora, ma non ovvio.
Le carote per esempio : le carote crude profumano, e a metri di distanza. Lo scopriamo fermandoci alla fountaine du roi, una sorgente lungo la strada dove pare si fermasse il re qundo si recava nell’interno. In realtà della fontana non ha nulla, sono piccoli rivoli che scendono dalla parete a lato della strada, incanalati ad una certa altezza in scivoli di legno sospesi che li fanno piovere sul pianale di legna e roccia incuneato tra la parete e il cemento della carreggiata e su cui sono disposti, nel modo più bello, infiniti cesti di ortaggi. Come una macchina si avvicina e rallenta i venditori afferrano ciascuno un cesto e partono all’inseguimento, cosicchè, per quando è ferma, la vettura si trova assediata da ogni parte da carote, cavoli, cipolle, spinaci (qui cresce tutto insieme, perenne..). ci facciamo strada con difficoltà nella ressa e lasciamo Ephitace a gestire la cosa, che noi muzungo saremmo capaci di comprare carote al prezzo di perle – non uscendo mai ancora è difficile, per noi, capire il valore d’acquisto dei franchi che abbiamo in tasca. Risalendo in su lario trova comunque il modo di farsi “fregare”, e visto che è un tesoro compra fiori per tutti: la sera al centro abbiamo un centrotavola con rose e strani fiori rossi e bianchi, bellissimo.
Quello che più mi piace qua, credo, è questa stranissima sensazione di “uovo”, di realtà conchiusa e a parte: non c’è niente al di fuori di quanto esiste qua, nulla avviene al di fuori di qui, non c’è un altrove, non ho passato, non ho futuro, non ho termini di paragone.. un’esperienza incredibile, per me.